martedì 3 agosto 2010

Alluvioni in PAKISTAN: alla disperazione subentra la rabbia

Più di 1.400 persone sono rimaste uccise in quella che è stata definita la peggiore inondazione mai registrata nel paese. E giorno dopo giorno la disperazione dei due milioni di pakistani che è rimasta in qualche modo colpita dall’alluvione si trasforma in rabbia. Contro le scarse capacità di intervento del governo, incapace di soccorrere le vittime. Contro un’amministrazione che molto probabilmente anche dopo aver ricevuto fondi, tende, provviste e medicinali dalla comunità internazionale non sarà in grado di distribuirli con rapidità ed efficienza. E alla rabbia si accosta la paura di una popolazione che sa che potrebbero arrivare altre piogge in settimana, e se nessuno riuscirà a raggiungere le decine di migliaia di persone intrappolate in zone rimaste isolate perché le strade sono state distrutte e i ponti sono crollati, il bilancio delle vittime potrebbe diventare ancora più tragico. Considerando poi che anche il rischio di epidemie, soprattutto per i bambini, è altissimo. Islamabad ha messo a disposizione 30.000 persone e una dozzina di elicotteri, ma è evidente che non possono bastare.
I racconti e le immagini dei postumi dell’alluvione sono terribili: si vedono giovani e anziani che fuggono con tutti gli averi che sono riusciti a salvare sulle spalle, c’è chi racconta di essere riuscito a recuperare un po’ d’acqua e qualcosa da mangiare tra mille difficoltà, e soprattutto senza l’aiuto di nessuno. Circa 30.000 abitazioni sono state distrutte, molti villaggi completamente rasi al suolo, e tutte le infrastrutture costruite negli ultimi cinquant’anni non esistono più. Il cibo non si trova, e l’acqua è contaminata.
Orla Guerin, corrispondente della BBC, racconta che solo a bordo di un elicottero è possibile rendersi conto dei danni causati dai monsoni. Quasi tutto il Pakistan nord-occidentale è coperto da uno strato di fango. In alcuni punti emergono solo i rami più alti degli alberi. Molte persone dormono all’aperto e ormai non hanno nemmeno più nulla per cambiarsi: il fango ha seppellito tutto. Ma c’è chi ancora chiama i soccorsi dai tetti delle case. Nella speranza che riescano ad arrivare prima che donne e bambini muoiano disidratati. “Abbiamo perso tutto. Siamo solo riusciti a salvarci la vita. Nessuno è venuto da noi. Siamo diventati mendicanti, in cerca di un pezzo di pane”, ha detto a un giornalista di Reuters Mihrajuddin Khan, un insegnante della valle dello Swat. “Siamo stati trattati come orfani, o come animali”.
E se il Presidente Asif Ali Zardari ha deciso di non interrompere il suo viaggio in Europa per tornare a Islamabad e concentrarsi sulle conseguenze di questa catastrofe, si vocifera che i talebani, molto forti nel nord-ovest del Pakistan, stiano approfittando dell’emergenza per distribuire aiuti nelle zone più isolate e conquistarsi così la simpatia della popolazione locale.
Alluvioni in Pakistan: le immagini del disastro.

 di Claudia Astarita | Panorama.it

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